Genitori & Figli

Genitori & Figli

  • Pubblicato il: 7 febbraio 2012

Per quanto riguarda gli aspetti fisiologici dei rapporti genitori – figli vanno considerate le seguenti norme: l’art. 30 della Costituzione, l’articolo 147 e l’articolo 148 del Codice civile. Iniziamo dal primo.

L’articolo 30 comma I della Costituzione recita: “è dovere e diritto dei genitori, mantenere, istruire ed educare i figli, anche se nati fuori dal matrimonio”. Detto articolo riveste un’importanza fondamentale nella disciplina del rapporto genitori figli. Impone il dovere, ma riconosce anche il diritto del sostentamento economico, dell’istruzione e dell’indirizzo educativo della prole.

Tale responsabilità viene attribuita al genitore per il mero fatto della procreazione.  Occorre trasmettere al minore, con l’educazione e l’istruzione, i valori necessari per fargli progressivamente acquistare capacità e posizioni proprie di ogni membro della collettività. È indispensabile provvedere finanziariamente al soddisfacimento dei bisogni del minore ed alle sue esigenze di crescita.

Il suddetto articolo contempla il “dovere e diritto” di ciascun genitore che assume così una posizione del tutto paritaria nei confronti dei figli. Il diritto di educare non può essere limitato nei suoi contenuti, ad eccezione di un limite invalicabile: il rispetto della personalità del minore e dei suoi diritti fondamentali.  Al dovere del genitore corrisponde il diritto del figlio ad essere educato e, cioè, ad uno sviluppo compiuto ed armonico della sua personalità in un ambiente idoneo.

Ai sensi dell’ art. 147 c.c.: “Il matrimonio impone ad ambedue i coniugi l’obbligo di mantenere, istruire ed educare la prole tenendo conto della capacità, dell’inclinazione naturale e delle aspirazioni dei figli”. Assai significativa per l’esatta individuazione del rapporto in esame, appare la norma sopra citata. Tale disposizione si richiama espressamente ai principi costituzionali.  Si tratta, per i genitori, di un compito estremamente complesso ed articolato che va ben oltre la sola prestazione di cure. Con la riforma del diritto di famiglia del 1975 il limite del dovere – potere genitoriale è  stato ravvisato nell’esigenza di tenere conto delle capacità, inclinazioni naturali e aspirazioni dei figli, ovvero delle singole “personalità”. Si rileva che all’obbligo dei genitori corrisponde un preciso diritto del minore all’“educazione” negando così la possibilità ai primi di affidare il figlio a terzi, anche se questi ultimi fossero in grado di assisterlo convenientemente determinando una più incisiva tutela del fanciullo. L’inosservanza degli obblighi anzidetti può dare luogo a conseguenze notevoli quali la limitazione della potestà o la sua decadenza e, in casi ancor più gravi, (ove si dia luogo ad una totale mancanza di assistenza materiale e morale) a dichiarazione di adottabilità e pronuncia di adozione, con il conseguente scioglimento di ogni legame tra i genitori di origine ed il minore che viene inserito in una nuova famiglia.

Dalla carenza dell’opera educativa dei genitori deriva il fondamento della loro responsabilità per gli atti illeciti compiuti dai figli (cfr. Cass. N.9556/2009).

L’art. 148 c.c. indica le modalità di prestazione e la ripartizione degli oneri tra i genitori per l’adempimento dei doveri di cui all’art. 147 c.c. In particolare, il dovere di mantenimento implica la somministrazione dei mezzi sufficienti a soddisfare le normali esigenze di vita del figlio, in conformità alle condizioni patrimoniali della famiglia, da valutare sia in relazione alle sostanze, sia in relazione alla capacità di lavoro, professionale o casalingo, di ciascun coniuge. Il contenuto di detto obbligo non è limitato al soddisfacimento dei bisogni elementari di vita, ma comprende ogni altra spesa necessaria per sviluppare ed arricchire la personalità dei figli.

L’assegno è proporzionato ai redditi e alle sostanze dell’obbligato. In merito al concetto di “sostanze” si evidenzia che la giurisprudenza ritiene che esse comprendano tutte le risorse economiche dell’obbligato. I coniugi devono provvedere congiuntamente a tutte le spese di mantenimento; pertanto, se uno dei due non è in grado di contribuirvi, anche solo parzialmente, l’obbligo si trasmette all’altro. L’obbligo del mantenimento non cessa con il raggiungimento della maggiore età del figlio, ma dura finchè non si sia completato il processo formativo che gli consente l’autosufficienza economica, salvo il rifiuto ingiustificato del figliolo stesso di lavorare ( cfr. sul punto Cass. 24.09.2008 n.24018; Cass. 20.05.2006 n.11891). Qualora i genitori non abbiano i mezzi sufficienti per adempiervi, viene individuata negli altri ascendenti, legittimi o naturali, i soggetti tenuti a fornire ai genitori stessi quanto necessario per assolvere i loro doveri verso i figli.

In caso di inadempimento il comma II prevede la possibilità di richiedere al Tribunale di ordinare che una quota dei redditi dell’obbligato sia versata direttamente all’altro coniuge o a chi sopporti le spese. •

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