Ragazzo Padre

Ragazzo Padre

  • Pubblicato il: 14 febbraio 2012

Il ruolo dell’uomo è cambiato e con esso si è trasformato il rapporto con i figli.

Non solo capofamiglia, manager, avulso dal contesto familiare, ma sempre più spesso papà a tempo pieno. La conferma viene dall’ultima ricerca dell’Istituto per lo sviluppo della formazione professionale dei lavoratori (Isfol), che registra in Italia oltre 30.000 “padri casalinghi” ufficialmente registrati alle associazioni di pertinenza.

Anche Assofamiglia conferma: c’è un grosso cambiamento culturale in atto, una nuova cultura della paternità. Insomma cosa sta accadendo? I papà riscoprono l’importanza e il piacere di essere genitori, di occuparsi dei figli, già dalla nascita.

Se infatti un tempo il ruolo di allevare un bebè era appannaggio femminile, ora i tempi, la parità dei sessi e le donne sempre più impegnate lavorativamente hanno catapultato i papà al centro dell’arena: pannolini, pappine, accompagnamenti a scuola e in palestra sono ormai diventate attività ricorrenti nelle agende degli uomini che partecipano anche volentieri all’organizzazione della vita familiare.

Il fenomeno è molto più evidente nelle coppie giovani dove è molto sentita la nuova cultura di paternità: la cura dei figli è dunque ormai estesa anche a molti padri, che sempre più ne vogliono condividere la fatica ma anche le emozioni e le soddisfazioni. Ecco allora padri che sanno cavarsela tra biberon e pannolini ma anche padri che vanno ai colloqui con gli insegnanti, seguono i figli nei compiti, curano la loro alimentazione, li accompagnano a fare compere o alla partita… I tempi insomma cambiano e anche i ruoli di genitori.

Se parliamo con uomini che hanno vissuto la paternità almeno venti, trenta anni fa, ascolteremo testimonianze di persone che non hanno mai cambiato un pannolino, che non hanno idea di cosa voglia dire scaldare un biberon o dare una pappina. Infatti, fino a qualche anno fa, la figura dell’uomo era rilegata ai margini della famiglia e delle attività che ruotavano intorno alla vita di un bimbo: il papà rientrava tardi la sera dal lavoro e, nel tempo libero, era probabilmente impegnato in raduni “tra maschi” o lavori extra per far quadrare i conti e le spese a fine mese.

La mamma, pertanto, era l’unica e sola responsabile della casa e della famiglia. Oggi la donna ha un suo impegno nella società e nel lavoro; ha una sua identità professionale che la colloca allo stesso livello dell’uomo in tutto e per tutto.

Gli stipendi in casa (almeno nell’80% dei casi) sono due e si è quindi in due ad organizzarsi per le faccende domestiche e per la quotidianità dei figli. Se il papà porta a scuola i bimbi la mattina, sarà poi la mamma ad andarli a prendere, magari nella pausa pranzo, per poi portarli a fare l’attività sportiva dove il padre li prenderà, a fine giornata, per riportarli a casa dove tutto il nucleo si riunirà. che si riflette all’interno della coppia. La realizzazione di una più equilibrata distribuzione delle responsabilità familiari all’interno della coppia è un’importante frontiera per l’armonizzazione del rapporto tra la professione e la vita familiare di uomini e donne. La direttiva europea sui congedi, le leggi statali e regionali vanno nella direzione di rendere più facile la partecipazione al lavoro di chi ha figli piccoli, assicurando nel contempo continuità e qualità di cura ai bambini e armonia di coppia.

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